Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo
La chiesa di S. Andrea

Storia di una comunità

Storia e Arte a S. Andrea

L'esterno di S. Andrea

L'interno di S. Andrea

Nel corso dei secoli

Il caso di S. Andrea ad Orvieto

I sotterranei di S. Andrea

La Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo

La città di Orvieto è nota per monumenti celebri come il Duomo ed il pozzo di S. Patrizio ma, forse, non altrettanto eloquenti per la storia delle origini. La chiesa di S. Andrea e S. Bartolomeo, la Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo testimonia proprio la rinascita di Orvieto, la città vecchia (> Urbs vetus > Urbevetus > Orvieto), dopo la distruzione perpretata dai romani nel 264 a.c., e documenta la storia del sito dall’età villanoviana fino all’età moderna.

E’ nel VI° sec. che gli orvietani, deportati nella zona di Bolsena, rientrano sull’acrocoro fondando (e forse traslando) la basilica: da questo momento è iniziata la nuova storia di Orvieto. La scelta della zona dove edificare la basilica non è probabilmente casuale ed è legata a motivi “logistici” ma anche di culto. Non è storicamente certo, ma reperti epigrafici ora smarriti testimonierebbero la presenza, nello stesso luogo, di un tempio dedicato a Giunione Herbana.

La crescita straordinaria della città durante il medioevo ha visto la Chiesa, e l’area dove sorge, come punto nodale e vitale con la probabile presenza di ospedali e di ordini ospitalieri a servizio di chi, anche per motivi commerciali, frequentava la zona (si ricordi l’ancora presente via Loggia dei Mercanti). La stessa chiesa di S. Andrea presentava sulla facciata una nicchia con un affresco di S. Giovanni l’Ospitaliere ed al suo interno, l’agiografia del Santo.

La Collegiata di Sant’Andrea e Bartolomeo si trova in piazza della Repubblica, a fianco del palazzo comunale. La chiesa costituisce un raro esempio di sovrapposizioni e riedificazioni di culto nella stessa area sacra, racchiudendo in se tremila anni di storia.

Nel basso medioevo appartenne al Comune; risultano atti notarili stipulati nella chiesa già nel 1171, così come risale al XIII sec. la costruzione del campanile. Atti del 1236, e del 1252, testimoniano la presenza di portici annessi alla chiesa, smantellati nel 1303 per contrastare la presenza di vagabondi.

L’edificio fu testimone di eventi storici rilevanti, essendo stata Orvieto residenza di numerosi Papi. Importanza attestata anche dall’epigrafe latina apposta sotto il portico con i dei restauri del 1926-30, nella quale si legge che nel 1216 papa Innocenzo III proclama la IV crociata, che nel 1217 papa Onorio III canonizza Pietro Parenzio primo podestà di Orvieto, che nel 1281 Martino IV viene eletto papa alla presenza di re Carlo d’Angiò, ed ordinati cardinali i futuri papi Bonifacio VIII e Niccolò IV (Pontefice della prima pietra della Cattedrale), che qui sono conservate le insegne che testimoniano le vittorie di Orvieto nelle guerre contro Siena, e che nella festa della Assunzione di Maria in Cielo i Comuni soggetti ad Orvieto pagavano in questo luogo il proprio tributo.

In seguito alla costruzione della cattedrale la Collegiata, istituita nel XIII sec, rimane un luogo di notevole interesse ed importanza, tanto che nel 1742 è retta da un priore e da ben quindici canonici, ha attiva al suo interno la Compagnia del SS.mo Sacramento, e la chiesa annovera sei altari con cappelle, compreso quello Maggiore.

Epigrafe con iscrizione degli eventi storici

La Collegiata di S. Andrea e Bartolomeo fu istituita nel 1300, (concessione che prevedeva di avere un Capitolo di Canonici pur non essendo Cattedrale), rimase un luogo d’interesse ed importanza anche nei secoli successivi alla costruzione del Duomo, ne è testimonianza il numero di cappellani presenti fino alla fine del XIX.

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Testimonianze storiche
I fasti e le memorie di questo tempio antichissimo che fu dedicato in un primo tempo a GIUNONE HERBANA, la religione cristiana riedificò in onore dei Santissimi Andrea e Bartolomeo. Come è noto in questo edificio nell’anno 1216 Innocenzo III decretò la quarta spedizione contro i Turchi. Nell’anno 1217 Onorio III annoverò tra i beati del cielo Pietro Parenzo e incoronò Pietro de Artois re dei Gerosolimitani. nell’anno 1281 Martino IV fu incoronato papa alla presenza di re Carlo D Angiò. In tempi successivi furono scelti in un collegio di padri porporati (proclamati cardinali, ndr) Niccolò IV e Bonifacio VIII poi proclamati papi. Qui vengono conservate le insegne che gli orvietani riportarono nelle battaglie presso Montalcino e Montepulciano contro i senesi. In occasione della festa dell’Assunzione della Beata Maria Vergine in cielo, presso le porte del tempio, città, terre, castelli e paesi assoggettati al comune pagavano un tributo come riconoscimento della dominazione.
lapide_eventi_storici+ FASTI. MEMORES. HVIVS. TEMPLI. VETVSTISSIMI. QVOD. IAM. PRIMUM. IUNIONI. HERBANAE. DICATVM. CHRISTIANA. RELIGIO. SIBI. VINDICAVIT. IN. HONOREM. M. SS. ANDREAE. ET. BARTHOLOMEI. + HIS. IN. AEDIBUS. VT. FAMA. EST. ANN. MCCXVI. INNOCENTIUS. III. QVARTAM. IN. TVRCAS. EXPEDITIONEM. DECREVIT +ANN. MCCXVII. HONORIOUS. III. INTER. COELESTES. B. PETRUM. PARENTIUM. ADNUMERAVIT. ET. PETRUM. DE. ARTOIS. REGEM. HIEROSOLIMITANVM. CREATVM. DIADEMATEM. DONAVIT. +ANN. MCCLXXXI. MARTINUS. IV. CORONATVS. ADSTANTE. CAROLO. DE. ANIOV +INSEQUENTI. TEMPORE. IN. PATRUM. PVRPVRATORUM. COLLEGIUM. ADLECTI. QVI. POST. PONTIFICES. RENVNTIATI. NICOLA. IV. ET. BONIFACIVS. VIII +HEIC. ADSERVATA. SIGNA. QVUE. VRBEVETANI. IN. PRAELIS. AD. MONTEM. ALCINUM. ET. MONTEM. POLITIANUM. A. SENENSIBUS. REPORTARUNT. IN. PERVICILIO. ASSVMPTIONIS. B. M. V. AD. VALVAS. TEMPLI. VRBES. TERRAE. CASTELLA. VILLAE. HVIC. MVNICIPIO. SVBIECTA. ANNVM. TRIBVTUM. IN. RECOGNITIONEM. DOMINI. PERSOLBEVANT
Approfondimenti
La chiesa come appare oggi è il risultato di numerosi interventi architettonici succedutesi nel tempo.

Ricostruita nella struttura attuale nel XII secolo, ampliata e sopraelevata rispetto all’impianto del XI sec., subisce un importante intervento nella zona absidale nel XIV sec., con la costruzione del doppio transetto su pilastri polistili e volte ogivali, che testimonia il passaggio tra la fase romanica e quella gotica, anticipo di una più ampia trasformazione, probabilmente interrotta per sopravvenute difficoltà economiche.

Verso la fine dell’400 numerosi lasciti consentono di intervenire sulla facciata, con la costruzione dell’elegante portale, che però non viene terminata a causa della peste.

Nel ‘500 viene costruita la nuova sagrestia, ed a seguito di un crollo che interessa buona parte dell’edificio nel 1511, come riporta l’epigrafe sopra un arcata della navata centrale, vengono ricollocate le colonne, con la ricostruzione dei capitelli e delle arcate.

Nel corso del XVII secolo viene costruito il coro ligneo, l’abside, l’Altare maggiore, inserite numerose cappelle ed altari barocchi, e ripresi i lavori della facciata. Per l’entità degli interventi eseguiti, nel 1736 la chiesa viene di nuovo consacrata.

Nel 1822 l’interno viene totalmente imbiancato, nel 1826, a seguito di un crollo, viene ricostruito un pilastro, la volta e il tetto. Tra la fine del ‘800 ed i primi del ‘900 vengono smantellati gli altari barocchi ed i loro arredi e, con la successiva rimozione degli intonaci, vengono riportati alla luce numerosi affreschi risalenti al XIV sec.

Su impulso del priore Fumi, nel 1926 ha inizio un radicale intervento di restauro e di riassetto interno, progettato da Gustavo Giovannoni, che comporterà la demolizione del pavimento a cui farà seguita la scoperta delle strutture ipogee e l’avvio della prima campagna di scavi. Viene contestualmente completata la rimozione dell’intonaco, riportando alla luce la cortina di tufo sottostante, restaurati il transetto e l’abside, e completa la rimozione degli altari e degli arredi barocchi.

Successivamente è stata oggetto di altri interventi: una campagna di scavi che ha interessato i sotterranei alla fine degli anni ‘ 60 ad opera di Cagiano De Azavedo, e un consolidamento alla fine degli anni ’80.

La storia parla di Giuliano come di un benestante mercante fiammingo dal carattere duro e vendicativo. Un giorno, partito per la caccia, incontrò un cervo che gli disse: “Come osi cacciarmi tu che ucciderai i tuoi genitori?”. Deciso a non permettere che si compisse questa profezia, abbandonò i genitori e si recò in un paese lontano dove sposò una principessa.

Affresco, agiografia di S. Giuliano l'Ospitaliere, XVI sec.I genitori, che non avevano compreso il gesto del figlio, si misero alla sua ricerca e finalmente lo ritrovarono. Entrati in casa sua, si presentano alla moglie mentre il marito era assente. Accolti con tutti gli onori dalla nuora, visto che il marito tardava a rientrare, furono alloggiati per la notte nella camera dei giovani sposi.
Tornato a tarda sera Giuliano scopre nel proprio letto due persone; senza indugio, credendo in un tradimento della moglie, li passò a fil di spada. A questo punto si accorse che i presunti amanti erano i suoi genitori.

Sconvolto dall’avvenimento decise di cambiare vita e convertirsi, migrando per l’Europa in cerca dei bisognosi. Dopo anni ed anni di cammino, arrivato sulle rive del fiume Potenza, iniziò l’attività di traghettare da una parte all’altra i pellegrini ed i viandanti.
La leggenda vuole che, un giorno, un malato di lebbra stesse cadendo dalla sua barca: prontamente Giuliano, senza cura della terribile malattia dell’uomo, gli diede la mano salvandolo dalle acque; quel lebbroso era il Signore che, con questo gesto, volle constatare se Giuliano fosse veramente cambiato nel cuore.

Il reale pentimento, la reale voglia di espiazione e la vita dedicata alla preghiera e ai poveri bisognosi e malati lo fecero diventare santo.